Ecomuseo dell'Archeologia Industriale



Ecomuseo dell'Archeologia Industriale - SCHIO

La città di Schio, ricca di storia e di personaggi illustri che qui hanno avuto i natali o l'hanno eletta a loro dimora, deve la sua fama principalmente all'arte della lana, da cui il ben meritato appellativo di "Manchester d'Italia". A testimonianza di questa tradizione restano i suggestivi opifici della Fabbrica Alta (1862), del Lanificio Conte (1757), del Lanificio Cazzola (1860) e le infrastrutture create da Alessandro Rossi ad uso delle sue maestranze, quali ad esempio il magnifico Giardino Jacquard (1859-1878) con l'omonimo teatro, l'Asilo d'infanzia A. Rossi (1872) e il Nuovo Quartiere Operaio che si sviluppa tra il Leogra e l'area del Lanificio Rossi ed è articolato in abitazioni per gli operai e villette per il personale dirigente. Completano questo itinerario di archeologia industriale numerosi monumenti ed altri siti rilevanti dislocati anche nei Comuni limitrofi.


L'Alto Vicentino è stato, ed è, fortemente caratterizzato dalla cultura industriale; offre pertanto svariate possibilità per lo studio delle sue testimonianze, siano esse fabbriche, macchine, villaggi operai o canali, centrali elettriche e così via… Ogni elemento aiuta infatti a comporre un quadro storico, artistico e sociale di enorme importanza ed interesse. All'interno di questo più vasto territorio Schio emerge quale sito di importanza rilevante in principal modo per il settore tessile. La tradizione laniera della città affonda infatti le sue radici addirittura nel XII secolo, entra verso la metà del '700 in concorrenza con quella di altri centri europei e riceve un impulso eccezionale intorno al 1870 ad opera di Alessandro Rossi. Nel 1862 egli fa erigere l'opificio diventato in tempi recenti il simbolo dell'archeologia industriale scledense, la famosa Fabbrica Alta, facente parte del più vasto complesso del Lanificio Rossi. Si tratta di una costruzione di sei piani in laterizio e pietre locali, con finestre bordate da mattoni e marmi come davanzali e marcapiano. La cardatura si svolgeva al primo piano, al secondo la filatura, indi salendo si trovavano la ritorcitura, la tessitura, la tessitura Jacquard e, nel sottotetto, il rammendo. Quest'opificio, di concezione moderna, risultò tuttavia ben presto superato e Alessandro Rossi ad esso preferì capannoni a shed a due piani. Di rimpetto al corpo più antico del complesso del Lanificio Rossi - fatto costruire dal padre Francesco e attuale ingresso principale - è il magnifico Giardino Jacquard (1859-1878) che contrariamente a quanto si potrebbe pensare non è il giardino di una villa, ma luogo di lavoro ed insieme di svago. Nella sua parte collinare infatti erano collocati gli stenditoi per far asciugare le lane, mentre più in basso, a sinistra dell'entrata, sorgeva una costruzione contenente 100 telai Jacquard. All'interno del giardino è il Teatro Jacquard, inizialmente magazzino per le lane, poi teatro, scuola e sede di una biblioteca circolante per gli operai. La facciata è ornata da una serie di preziosi medaglioni in terracotta raffiguranti busti di personaggi scledensi. Scendendo verso il centro della città si incontra l'Asilo d'infanzia A. Rossi (1872), voluto dall'industriale per i figli dei suoi operai di Schio e della vicina Pievebelvicino. Nell'1881 la scuola era in grado di ospitare 500 alunni, educati secondo precisi principi pedagogici. Nelle vicinanze è anche il Lanificio Conte (1757), di cui si può ammirare il complesso casa padronale-fabbrica-salto d'acqua sulla Roggia Maestra di Largo Fusinelle e l'ingresso su via XX Settembre. Tra il Leogra e l'area del Lanificio Rossi si sviluppa il Nuovo Quartiere Operaio detto "La Nuova Schio", sorto fra il 1872 e il 1890. Voluto da Alessandro Rossi per i suoi dipendenti, fu progettato da Antonio Caregaro Negrin che previde raffinati villini per i dirigenti, case singole o bifamiliari per gli impiegati e abitazioni a schiera con piccoli orti e giardini di proprietà per gli operai, nonché strutture di servizio per tutti gli abitanti. "La Nuova Schio" è l'esempio più significativo di quartiere operaio sul territorio nazionale. Altri siti degni di nota sono il Lanificio Cazzola (1860) e la Segheria Cavedon. Quest'ultima, ancora funzionante, sfrutta come fonte di energia l'acqua della Roggia Maestra, un canale artificiale in funzione dalla seconda metà del XII sec. in grado di assicurare alle attività industriali e, con le sue varie diramazioni, alle campagne, un flusso idrico costante, non altrimenti garantito dal torrente Leogra. Monumenti quali ad esempio quello dedicato al Tessitore, meglio conosciuto come l'"Omo" e quelli in onore di Alessandro Rossi, confermano con il loro "realismo simbolico" lo stretto legame di questa cittadina con la sua tradizione tessile.



Indirizzo:
"Ecomuseo dell’Archeologia Industriale"
Via Pasini, 33 – 36015 Schio (VI)

Telefono:
URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) 0445/691212

Internet:
www.comune.schio.vi.it

E-mail:
schiocom@schio.nettuno.it

Servizi:
Visite guidate ai siti dell’Archeologia Industriale.

Come arrivarci:
(mezzi propri) da Vicenza, statale 46 per Isola Vicentina, Malo, Schio; da Bassano, per Marostica, Breganze, Thiene, Schio;
(mezzi pubblici) FTV Linea 13 Vicenza – Schio – Torrebelvicino – Valli – S.Antonio; Linea 14 Vicenza – Schio – Valli – Recoaro; Linea 36 Schio – Rocchette – Cogollo del Cengio; Linea 37 Schio - Rocchette – Arsiero; Linea 38 Schio – Valdagno; Linea 44 Schio – Thiene – Breganze – Marostica – Bassano; Linea 52 Valdagno – Traforo – Schio; Linea ferroviaria Vicenza – Schio.