Il Museo della Ceramica



Il Museo della Ceramica - NOVE

La collezione civica novese è una delle poche sul territorio nazionale ad essere dedicata esclusivamente alla ceramica. Essa documenta in modo accurato la storia della ceramica veneta, novese e vicentina in particolare, dal Seicento ai nostri giorni, presentando pezzi estremamente belli e significativi e rappresentando al contempo tutti i più importanti tipi ceramici prodotti nella nostra regione (terrecotte, cristalline, maioliche, porcellane, terraglie, semirefrattari, gres) nonché le varie tecniche di produzione e decorazione. Questa sua completezza la rende laboratorio ideale per attività didattiche diversificate, offerte alle scuole di ogni ordine e grado. Uno dei pezzi più pregevoli e famosi del museo è un grande vaso di Pablo Picasso.


La volontà di creare un Museo Civico a Nove (Vicenza) fu esplicita fin dalla metà del secolo XX, e difatti i Novesi raccolsero per anni ceramiche di pregio per formare un primo nucleo di collezione museale all’interno del fabbricato ottocentesco sede della Scuola di Disegno poi Regia Scuola d’Arte e quindi Scuola d’Arte di secondo grado, eretta secondo la volontà testamentaria di un generoso mecenate, il famoso scultore Giuseppe de Fabris.
Quando nel 1961 la Scuola d’Arte "passò a totale carico dello Stato", anche la collezione di ceramiche divenne di proprietà statale. Allora l’Amministrazione Comunale si impegnò a fondo, negli anni Ottanta, per dar vita al Museo Civico, offrendo l’opportunità alla popolazione di aver chiara e concreta testimonianza della propria storia.
Il Parroco, Don Sante Grego, Presidente dell’Opera Pia Giuseppe De Fabris, e i consiglieri della stessa decisero di donare al Comune il fabbricato ottocentesco già sede della Scuola d’Arte, al fine di ospitare il Museo Civico. Gli abitanti di Nove e di Bassano del Grappa si impegnarono generosamente a donare o a lasciare in deposito per il costituendo Museo molti pezzi in ceramica di eccezionale valore, tant’è che in pochi anni s’è raggiunto un numero di presenze straordinario. Considerando, infatti, che il Museo fu inaugurato nell’aprile del 1995, a tutt’oggi risultano di proprietà del Museo circa settecento oggetti, mentre un centinaio ne furono concessi in deposito, e circa trecento furono concessi in deposito permanente dall’Ente Fiera di Vicenza. L’Amministrazione Comunale decise inoltre di affidare la gestione ad una società privata, sulla base delle opportunità offerte suggerite dalla Legge Ronckey. Nel 1983 fu vergato il primo atto istituzionale di fondazione del Museo della Ceramica. La benemerita Associazione Nove Terra di Ceramica donò al Museo tra i primi pezzi inventariati: una Tazza da brodo con coperchio e piatto, in porcellana della Manifattura Antonibon di fine ‘700, e un Grande Centrotavola in Maiolica (1), datato 1755, della medesima manifattura che, con il suo storico e celebre imprenditore, Gio Batta Antonibon, diede avvio dal 1727 alla prestigiosa produzione di maioliche con decoro blu che nei primi decenni del secolo riuscirono a far fronte alla concorrenza olandese. La manifattura Antonibon divenne in breve la più importante fabbrica di ceramiche della Repubblica Veneta, ottenendo dal Senato nel 1732 il privilegio dell’esenzione da tutti i dazi per venti anni. Sono nel Museo di seguito esposte numerose ceramiche del periodo Pasquale Antonibon, che successe al padre dal 1738, dando spazio a varietà di modelli e decori con motivi a cineserie, al passo con lo stile rococò, gazebi, frutta in cartoccio, e soprattutto riuscendo nel 1762 a riprodurre la "ricetta" della porcellana. La collezione museale mostra infatti numerose raffinate sculture, tazze della puerpera, teiere o tazzine con piattino da caffè in porcellana. Interessanti, ad esempio, per la scultura vicentina, il gruppo scultoreo con Bacco ebbro in bisquit, a ricordo della famosa pittura di Baccanali dell’illustre Giulio Carpioni in terra vicentina, o le graziose figure in costume dell’epoca, da rapportare alla celebre pittura di Giambattista e Giandomenico Tiepolo.
Attorno al 1770 si diffuse in Italia l’uso della terraglia, e la fabbrica Baccin nel 1786 riuscì ad ottenere un impasto simile a quello inglese, come testimoniano alcune opere del Museo. Tipiche della produzione novese tra ‘700 e ‘800 sono le zuppiere zoomorfe, realizzate in terraglia e riproducenti animali da cortile.
La varietà tipologica delle opere presenti al Museo è davvero straordinaria:_ dai servizi da tè e caffè, ai servizi di posate, dagli strumenti musicali a esemplari unici come la preziosa Vivandiera e la Veilleuse a forma di torre, donate dalla fondazione Cariverona. Durante l’Ottocento, nonostante la grave crisi politico - economica, alcune manifatture novesi riuscirono a mantenere un prospero mercato grazie alla terraglia che fu adottata sia per creare oggetti in stile Neorococò, sia per la produzione cosiddetta di gusto popolare. Il Museo offre un’ampia rassegna di preziose ceramiche anche di grandi dimensioni (specchiere, vasi, oggetti d’arredo) create dalla manifattura Antonibon, Viero e Passarin, in stile Aulico o Neorococò, con bellissime decorazioni floreali, arricchite da paesaggi e figure, a testimonianza dell’aggiornata partecipazione delle manifatture novesi alle Esposizioni Internazionali. Tale sezione museale è arricchita da vetrine didattiche, che mostrano le diverse fasi di lavorazione dei vari materiali o le tecniche di decorazione e ancora la presenza delle marche. Segue un’ampia rassegna dedicata al piatto popolare ottocentesco, che incontra il favore del pubblico per quella spontaneità ed immediatezza che caratterizza la sua decorazione, solitamente dedicata ai mesi dell’anno o ad eventi storici. Splendida è, ad esempio, la serie recentemente donata al Museo da Mons. Bigarella, della manifattura Todescan di Monticello Conte Otto (Vicenza).
Fittissima di presenze e preziosa appare la collezione del ‘900, che mostra sia oggetti di manifatture locali (Agostinelli – Dal Prà, Zen, Cecchetto, Antonibon, Zanolli – Sebellin – Zarpellon, Primon), dal territorio veneto o di altri ambiti regionali (Liguria, Lombardia, Toscana), opere di artisti locali di notevole talento (Guido Cacciapuoti, Mariano Fuga, Salvatore Cipolla, e numerosi altri).
Fiore all’occhiello della sezione novecentesca è il grande Vaso con figure femminili, realizzato da Pablo Picasso nella fornace di Madoura, a Vallauris (Cannes) nel Maggio del 1950 (2).
Il Museo ha organizzato negli anni intercorsi sia mostre di carattere storico, sia rassegne di artisti contemporanei e viventi, così come concorsi a livello europeo indirizzati alle Accademie di belle Arti, in connessione con le esigenze produttive locali. Ogni anno si svolge la tradizionale cerimonia delle donazioni, in cui vengono presentate al pubblico le ceramiche generosamente donate da collezionisti, enti privati o associazioni. Il servizio didattico offerto alle scuole e le viste guidate per il pubblico, hanno negli anni garantito un ottimo afflusso di persone anche di provenienza extraregionale.



Indirizzo:
"Museo della Ceramica"
Piazza De Fabris, 5 – 36055 Nove (VI)

Telefono:
Museo 0424/829807

Fax:
0424/829807

Internet:
www.ceramics.it/museo.nove

E-mail:
museonove@ceramics.it

Orario d'apertura:
Tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 12.30; la domenica dalle ore 10 alle ore 12.30; su richiesta, tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 19.
Turno di chiusura il lunedì.

Ingresso:
Biglietto intero £ 7000, ridotto £ 5000; per gruppi: £ 5000 a persona o £ 7000 a persona se la visita è guidata.

Servizi:
Visite guidate, laboratorio didattico per le scuole.

Come arrivarci:
(mezzi propri) da Vicenza, statale 248 per Sandrigo, Schiavon, Nove; da Schio, per Thiene, Breganze, Marostica, Nove.
(mezzi pubblici) FTV Linea 44 Schio – Thiene – Breganze – Marostica – Nove – Bassano; Linea 47 Vicenza – Nove – Bassano.