Museo D. Dal Lago



Museo D. Dal Lago - VALDAGNO

Il Museo Paleontologico D. Dal Lago, ospitato nell'elegante Palazzo Festari, propone ai suoi visitatori un viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta di luoghi ed animali della vallata risalenti a quasi 300 milioni di anni fa. Le grandi modificazioni che hanno interessato l'ambiente nel corso delle ere geologiche sono rese più facilmente comprensibili grazie alla presenza di tavole a colori, abbinate ad ogni vetrina, le quali riproducono i reperti esposti all'interno del loro habitat naturale. Un piccolo spazio del Museo è dedicato ai ritrovamenti archeologici della zona, mentre all'aperto è in fase di allestimento un'area didattica in cui troveranno collocazione la ricostruzione in legno di un sauro, una particolare piramide con tutte le formazioni rocciose della valle, piante fossili viventi ed alcuni pannelli illustrativi. Il museo esce anche sul territorio, organizzando gite tematiche per scolaresche e visitatori.


La Valle dell'Agno era già nota nella metà del secolo XVIII al naturalista Giovanni Arduino, famoso per aver affermato a livello mondiale il principio della stratificazione.
Tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 il valdagnese dott. Domenico Dal Lago conciliava la professione di medico condotto con la passione per la geologia, interesse che lo affermò negli ambienti scientifici nazionali e internazionali grazie alle sue numerose pubblicazioni e alla scoperta dei giacimenti corallini di Rialto (1898), dei depositi eocenici di Rivagra (1899) e di Grola (1901).
La sua fama di scienziato e geologo si accrebbe anche per i numerosi contatti con eminenti studiosi europei. Costoro e lo stesso Dal Lago erano accompagnati in escursioni scientifiche da Giovanni Meneguzzo, famosa guida montanistica e profondo conoscitore della geologia locale. Meneguzzo fu noto anche per aver presentato nel 1868, al Congresso dei naturalisti italiani tenutosi presso il Teatro Olimpico a Vicenza, la prima opera stratigrafica della zona.
Il dott. Domenico Dal Lago donò nel 1929 al Comune di Valdagno la sua collezione con intenti prettamente didattici scientifici. La raccolta fu ospitata nella scuola elementare A. Manzoni ove rimase per parecchi anni subendo qualche depauperamento a causa delle vicende belliche.
Nel 1975 il prof. Paolo Mietto dell'università di Padova pubblicò uno studio approfondito della Collezione Dal Lago, oggetto della sua tesi di laurea, mettendone in evidenza l'importanza scientifica. Nel 1985 fu istituito il Museo D. Dal Lago che ha oggi sede a Palazzo Festari.

La visita al Museo Dal Lago propone un "viaggio" di oltre 280 milioni di anni attraverso la successione di eventi che hanno caratterizzato la storia geologica della Valle dell'Agno. Le vetrine comprendono reperti rocciosi, fossili, descrizioni didattiche, ricostruzioni figurate dei paleoambienti.
La successione stratigrafica della valle abbraccia un arco di tempo e una varietà di rocce davvero notevole.
La formazione più antica, ben nota ai recoaresi, è il cosiddetto Basamento Cristallino, cioè rocce metamorfiche, per lo più filladi quarzifere, che derivano da sedimenti argillosi sottoposti a forti pressioni e rappresentano quanto rimane di antichi rilievi montuosi originati dall'Orogenesi Ercinica verso la fine del Paleozoico superiore.
La successione sedimentaria della valle testimonia un susseguirsi di ambienti talora di profondi bacini, talora di mare poco profondo, talora di terre emerse. La ricca fauna fossile, continentale e marina, presenta interessanti elementi. Sui sedimenti più antichi sono state rinvenute impronte di alcuni rettili, in particolare è stato identificato il tecodonte chiroteriano Parasynaptichnium gracilis (Mietto), antenato dei dinosauri.
Importanti giacimenti fossiliferi, già noti al Dal Lago, caratterizzano la vallata: il giacimento di "Grola" a Spagnago, con la sua ricchissima fauna di molluschi, echinidi, coralli e crostacei, tra questi ultimi un granchio, il Carinocarcinus zitteli (Lorenthey), che costituisce il secondo ritrovamento assoluto al mondo e il primo in Italia; il giacimento di Rivagra a Novale che presenta una curiosa commistione tra molluschi marini e gasteropodi continentali; il giacimento di lignite del Monte Pulli a Campotamaso, oggetto di coltivazione mineraria fra il 1835 e il 1958, ove si sono rinvenuti anche coproliti (escrementi fossili) attribuiti a coccodrilli; il giacimento delle "Fosse di Novale" ricco di vegetali fossili, resti di pesci, molluschi e persino un insetto, il Carabus novalensis.
Durante la recente escavazione del traforo Valdagno-Schio, l'intercettazione del Livello Bonarelli ha restituito resti di scheletri di pesci ossei, denti e placche di pesci cartilaginei, uno straordinario carapace di tartaruga marina e un grande numero di noduli di pirite.
La collezione di reperti fossili conservati al Museo comprende alcuni importanti olotipi, ossia dei reperti sui quali si istituisce il nome. Fra questi il già citato Parasynaptichnium gracilis (Mietto), "Lima" taramelli (Tommasi), Paronaster cupuliformis (Airaghi), Lampadocorys dallagoi (Airaghi), Pachyperna rivagrensis (Mietto), Tympanotonos menini (Mietto), Smilax dallagi (De Visiani e Massalongo).
Non mancano inoltre testimonianze di intense attività vulcaniche. La più antica, riferibile al Ladinico superiore, che coinvolse tutta l'area di Recoaro determinando la formazione di potenti coltri di lave e materiali vulcanoclastici. Importante conseguenza di questa attività è la mobilizzazione di minerali all'interno delle rocce con la comparsa di vaste aree minerarie. Nel giacimento minerario del Monte Civillina, un tempo coltivato, si rinvengono minerali di Ferro, Piombo, Zinco e Manganese. Anche la più recente attività vulcanica del Paleogene è caratterizzata da un grande numero di specie mineralogiche fra cui bellissime zeoliti, nonché da depositi di bentonite, argilla di alterazione dei prodotti vulcanici.

Il museo allestirà a breve un "Museo all'aperto" di notevole interesse didattico, il quale comprenderà pannelli illustrativi, piante fossili viventi, un sauro ligneo e in particolare una piramide con tutte le formazioni rocciose della valle.
Infine, sono in corso di studio dei reperti archeologici vecchi e nuovi, provenienti da scavi scientifici e scoperte occasionali. Questi permettono di ricostruire la storia della Valle dell'Agno nell'antichità e dimostrano che essa è stata frequentata dall'uomo continuativamente dalla Preistoria al Medioevo.



Indirizzo:
"Museo D. Dal Lago"
Corso Italia, 63 – 36078 Valdagno (VI)

Internet:
www.comune.valdagno.vi.it

E-mail:
Museo@comune.valdagno.vi.it

Telefono:
(Museo) 0445/424507 (curatore Dario Savi) 0445/412914

Orari d'apertura:
Sabato dalle 15 alle 19; gli altri giorni su richiesta con orario da concordare.

Ingresso:
Gratuito

Servizi:
Visite guidate, uscite sul territorio, attività didattica per le scuole.

Come arrivarci:
(mezzi propri) da Vicenza, statale 246 per Altavilla, Montecchio M., Castelgomberto, Cornedo, Valdagno; da Bassano, per Marostica, Thiene, Schio (traforo), Valdagno.
(mezzi pubblici): FTV Linea 1 Vicenza – S.Vitale – Valdagno - Recoaro; Linea 8 Thiene – Malo – Valdagno; Linea 38 Schio – Valdagno; Linea 52 Valdagno – Traforo – Schio.